Notizie sui libri da Roma |
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Nelvia Di Monte[FRIULI VENEZIA GIULIA] NELVIA DI MONTE è nata a Pampaluna (Udine) nel 1952 e risiede in provincia di Milano, dove insegna lettere. |
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Le poesie di Nelvia Di Monte |
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Peraulis sfrisadis - 1Cussì lontan, ce storiis sino daûr Al è il gust dal rivâ a cjase, no dilunvie duc’ i mârs traversâts, odôrs penz di tanârs, cjalt e vapôrs, PAROLE SCALFITE - Così lontano, che storie ci stiamo / raccontando in una lingua tanto strana / qui, dentro questo Ocean’s Club di Giava? 1 / Mi riposo un poco intanto che caricano / la stiva della mia nave, pietre e legno / sotto i piedi, finalmente! Ascolta bene / quelli che ci parlano intorno... in mezzo / a oscuri dialetti e un inglese imbastardito / buono solo per sopravvivere su ogni terra / e ai quattro venti, mi sento straniero – a me prima / che agli altri: che cos’è allora identità? // È il gusto di giungere a casa, non / quello che provi quando sei / sulla soglia ma il tornare che ti segue // lungo tutti i mari attraversati, / terre viste da lontano, con i loro confini sospesi fuori dal grigio di acque / e cielo o le coste così vicine che lo sguardo / va insieme agli uomini colorati che si muovono / o al fumo al di sopra di tegole e tettoie // odori densi di tane, caldo e vapori, / di carezze dentro lenzuola sudate / – ti sembra di sentirli fin attorno alla nave, / mescolati all’aria bruciata dei motori
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Peraulis sfrisadis - 5Robis e omps spaurîts che cirin un gnûf Simpri plui di spes o torni al gno puart Global economy – mi à gambiât Merci e uomini spaventati che cercano un nuovo / destino e s’imbarcano di nascosto 2 / e quando li scopri, te li porti dietro / comunque – topi che non vedi l’ora / di cacciare via, giù dal tuo granaio, / al buio, dentro casse o cartoni come / una merce che si avvia al mercato // Ritorno sempre più spesso al mio porto / con qualche corpo di troppo – le anime no, / quelle restano sul molo o nei vicoli / o dentro povere catapecchie, in attesa / vicino al fuoco, dove sono nate // Global economy – mi ha trasformato / in un traghettatore tra due inferni: / senza dignità, dove è meglio? / Se la tua carne non vale niente, se / viaggi stoccato peggio dei sacchi di caffè, / di un casco di banane, che almeno / da una carta viene accompagnato!
2 Sempre più frequentemente persone disperate emigrano imbarcandosi come clandestini, contando sull’aiuto o corrompendo personale di bordo oppure nascondendosi tra le merci o nei container, con esiti spesso fatali. |
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Dismenteant ogni burlazSpessee, va sburide al cûr des robis, inveci mi plâs gjoldi ogni moment cuan che di bot tu t’incocalìs vie o cuan che un sbuf di ploe al interomp Propi di aghis o vorès contâ ma no dismenteant ogni burlaz traviarsât, Di aghis ch’a tornin tal cidinôr DIMENTICANDO OGNI TEMPORALE - Sbrigati, vai rapida al cuore delle cose, / deciditi subito che il tempo non aspetta... // invece mi piace godermi ogni momento / se è denso di vita e di realtà // quando all’improvviso ti perdi / a osservare l’ombra che una nuvola / incide sulla terra, acciuffa i corpi / seguendoli nel loro vagare // o quando uno sbuffo di pioggia interrompe / i pensieri, un poco confusi dapprima / e poi liberi di ricominciare // Proprio di acque vorrei raccontare ma non / del fondo: della loro trasognata serenità / che giunge senza accorgersi // dimenticando ogni temporale attraversato, / monsoni che rimescolano delta e mare / tempeste che eruttano ondate / di paura a zonzo dentro oceani // Di acque che ritornano nel silenzio / senza farti pesare il freddo della pioggia / che riga i vetri di giornate / come bicchieri capovolti: umori del vivere / saputi e dimenticati... Acqua fresca / dopo una camminata d’estate, niente / per trattenerla se non la sete //come il tempo, si rapprende e si scioglie – può / la nuvola fermarsi? Acque che scendono / lungo pietre e sentieri di terra / o dai rubinetti di casa intanto che / ci laviamo il viso, le mani a coppa, / ci scivolano dentro sorsi di cielo: lontano o / vicino è uguale la pelle del mondo |
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AltròForsi e jè la ploe che sbalze sore tu vens puartade vie sence olê, Daûr de frute tignude par man chel al cjale plui voltis l’orloj, Fruts: e àn pîs pizzui ma lunc il timp diluncvie di un binari dulà che La presse che imbombìs l’ajar intôr e si piardìn, ognun viars il so fin ALTROVE - Forse è la pioggia che rimbalza / sul marciapiede diritta dentro le scarpe, / i tuoni che si mescolano ai clacson / infuriati, gli ombrelli che si scontrano / a dirti che la città è troppo / grande e ha troppa gente e per te non resta / spazio – sarà la giornata che finisce / dentro un imbuto, la stessa stazione / che aspira tutti in un vortice di fretta e ansia // vieni trascinata via senza volerlo, / come se niente potesse distogliere / né fermare quest’ora che muore ma poi... // Dietro la bambina tenuta per mano /– un passetto di uccellino, uno scalino / e si sosta, uno scalino e si aspetta – / si è formata una coda di gente / su per la scalinata, gente che sbuffa / per questo ritardo, gente che ha paura / di perdere minuti treni coincidenze: // quello controlla più volte l’orologio / l’altro racconta questa cosa strana / al cellulare, qualcuno domanda / Cosa succede? ma nessuno sa perché / la fila procede troppo adagio // Bambini: hanno piccoli piedi ma lungo il tempo / per raccontare cose a uno che li tiene / per mano – a trovarsi vicino senti / parole leggere, bolle di suoni / fuori dai riccioli, capaci di condurre anche te / dentro favole che saltano a piè pari / in un luogo lontano ma conosciuto // lungo un binario dove / ti sembra di essere partita una volta / verso altrove ma non ci sei rimasta / così a lungo da tenerlo a mente // La fretta che impregna l’aria intorno / recide subito il tuo tempo dalla sua voce // e ci si perde, ognuno verso la propria destinazione / nel mondo – mentre si aspetta, il temporale / ha portato più in là il suo malumore / e nel buio un chiaro di luna si spinge / fuori da una nuvola e le fa l’orlatura // giù qualche fanale si lustra nelle pozzanghere / e sui binari, a scaldare un poco / la strada di casa, i pensieri bagnati
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