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Maurizio Noris[LOMBARDIA] Nato nel 1958, bergamasco di Albino, in Val Seriana, Maurizio Noris svolge l’attività di libero professionista, formatore e promotore socioculturale soprattutto nell’ambito delle politiche per i giovani. La raccolta, in dialetto della Media Val Seriana, affronta tematiche dove risaltano testimonianze d’incroci tra consuetudini religiose, mai addomesticate e sempre drammaticamente vissute, ed eventi storici nel corso dei quali forze operanti – quelle della Nato – indirizzano le loro risorse a danno di vittime civili, del tutto disarmate e confuse. Le 21 poesie della silloge cantano però anche le lune, senza notti, l’alba che si enuncia con i suoi dolori. Il mondo tutto è come un bimbo che chiede soccorso (l’è ò s-ceti ca l’ ciama). Ci sono poesie d’amore a cui Noris ha dedicato un impegno inventivo, un sostanziale originale disegno d’incontri del cuore. Poeta tra i più fini e sensibili, con il suo “bergamasco” poetico ha un fascino destinato a resistere all’usura del tempo.
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Le poesie di Maurizio Noris |
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La brögna del dialètGh’è ö spetà I se pògia Scaneladüre La camera ardente del dialetto - C’è una attesa / che piano / si fa crampo, / dove che il tempo / consuma / il gelo della schiena / e mi affitta / pietoso / un desiderio. // Si appoggiano / a questo muro vecchio di calce / ore selvatiche, / a frantumar grani di sale / e delirio di falena: / autopsia di parole / ruminar / di radici. // Scanalature / sul foglio / che non trovano / paradiso. |
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Ègia us de la déL’è ché pogiada La ma spìgla tra i caèi Sö l’oradèl de la dé Vecchia voce dell’alba - È qui appoggiata / sulle spalle / questa vecchia voce arrugginita / e senza denti / rumina. // Mi spigola tra i capelli / mai quieta / e di parole assetate / mi tormenta, / scimmia. // Sull’orlo dell’alba / addento le mie notti / per non perdere il cielo che arriva, / colore / tarlo / di mummia. |
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Spète masTo ma se mia compàgna, C’a l’vègne mas, Ö sgiaér No l’fà mas I sgùi imbreàch Aspetto maggio - Non mi sei compagna, / luna madre di falda, / in questa notte / vedova d’aprile / e fantasia. // Che venga maggio, / è il soprannome / di un sogno / appeso tra il buio e magia, / storda onda di sambuco, / onda sorda / onda greve. // Nugoli / di pensieri / si appoggiano / orfanelli / ad un cuore scioperato, / asmatici / di esagerata ombra. // Non fa maggio / un ghiaione smosso / di parole, / solo nausea. // I voli ubriachi / delle prime falene / di maggio, / non fan poesia. |
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Temporàl de nòcc in montàgnaAl s’è dervìt Spòie de préda ’n de sgùl Temporale di notte in montagna - Si è aperto / il mondo / in un solo colpo / il cuore che spacca, me, / con le vene e i canaloni. // Schegge di pietra nel volo / – paiono perfino aghi – / accoltellano, / fulmini, / il cielo nero / di nero / e sento un morire / che sbatte / leggero / tra le rocce grigie su in alto, / le ganasce. |
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Turno de nòcc ai Uficìne Schwartz de BergamSènte i us de la nòcc, Gh’è di nòcc che la bór ólta e lónga, Töt ol rèst Töt ol rèst Turno di notte alle Officine Schwartz di Bergamo - Sento le voci della notte, / voci della città / che si disperde nel buio; / schioppettate secche / a volte, / un sapore tedesco meccanico / grida, / come fosse un maglio che pesta e che frantuma, / come fosse un maglio / che tutto trita. // Ci sono notti che abbaia alta e lunga, / notti che piccona sorda, la città, / notti che martella / fonda. // Sono dentro e fuori del chiarore dei forni, / operaio di poca ombra, vicino, / il nero dolce degli occhi, / il rosso del cuore che brucia, / e il giallo sapore metallo / che cola / e ingrigisce. // Tutto il resto / è fonderia e fortuna. // Tutto il resto / è un blu / più forte / che suona.
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Öcc de formétTo ghé ’n di öcc ol formét, Bóca dólsa, Ol tò vis Biónda lüs Occhi di frumento - Hai negli occhi il frumento, / neanche tu fossi una rondine che stride / ostinata nell’alto, / davanti a questo largo pugno / di settembre / che è / il cielo. // Bocca dolce, / e giallo sogno di stoppia / e di miele. // Il tuo viso / come vento improvviso, / brucia scaglie di tramonto, / bassa luce di meraviglia, / che arriva a onde dalla pianura, / dal fondo, / senza paura / cattedrale d’ombra. // Bionda luce / sui campi, / ultima luce / dopo il raccolto, / greve. |
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