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Albe e ne albeRaccolta in dialetto abruzzese di Mario D'Arcangelo [Giugno 2011] Albe e ne albe, di Madrio D’Arcangelo, poesie in dialetto abruzzese, pp. 64, euro 8,00 ------------------------------------------------------------ IL LIBRO In questa seconda raccolta di D’Arcangelo si avvertono i sintomi di una profonda crisi esistenziale. Siamo in un altro tempo: di abbandono, di perdite, di smarrimento. ------------------------------------------------------------- L’AUTORE MARIO D’ARCANGELO, nato a Chieti nel 1944, vive a Casalincontrada. --------------------------------------------------------------- NEL LIBRO UCCHIE FUNNUTE Ucchie funnute e chiare arespanneve Na voja stasejàte de chenosce, E la matine nen ce l’aretruve... OCCHI PROFONDI - Occhi profondi e chiari rispandeva/ il cielo tra le querce e, sopra all’aia,/ la luna sprofondata se ne stava.// Una voglia estasiata di conoscere,/ un senso stupefatto del mondo./ Dentro i capelli refoli di mare/ s’impigliavano ad intrigar la mente/ che non capiva, non poteva capire/ che sopra ad un ciliegio non si posa/ per sempre la stellina occhieggiante.// Ed al mattino non ce la ritrovi.../ Perché va via, con aria di mistero.
Sùrje da lu prufonne, ’n ce sta chi la trattè, Dentre a le canalune, assopre a le snebbiate RISORGE - Risorge dal profondo, non c’è chi la trattiene,/ una voce prima dell’alba e dice/ sia lodato amen./ Esci, salta fuori,/ sali dal tuo dirupo e insisti.// Dentro i canaloni, sopra le snebbiate/ rare dell’inverno (eppure sentivi/ cantare i fringuelli, n’erano piene le fratte, al loro raduno/ prima di ripartire...) l’anima a scrutare da lontano... in ginocchio. SOPRE A N’ARE La voje de chenosce lu nnascusce, Scéve le lemanelle de la terre Na píte trapassése tutte cose, SOPRA UN’AIA - La voglia di conoscere il nascosto,/ la brama di scrutare ogni meandro/ di siepe folta o di un cielo disteso,/ s’impossessò di me alle prime luci./ Più tardi poi conobbi a mezza costa,/ profondo più del sogno, il mistero./ E così, inebriato, sopra un’aia/ ci fabbricai nel mezzo un altare.// Uscivano creature della terra/ ed ali colorate, senza posa,/ attorno attorno all’aia a cento a mille,/ dolci i loro musetti e le zampine/ contro l’azzurro aperte come in croce.// Un senso di pietà trapassò tutto,/ quello che appare e quel che non si mostra,/ come in un balenìo che poi si placa.
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