(LAZIO) Rosangela Zoppi è nata nel 1946 a Roma, dove vive. Laureata in Scienze Politiche, ha lavorato alla RAI, alla Telespazio e ha insegnato inglese, per un breve periodo, presso un istituto statale.
Da molti anni si dedica alla poesia, in dialetto e in lingua. Vincitrice di diversi concorsi, ha pubblicato alcune raccolte poetiche, tra le quali ricordiamo: Mo ch’er primo cartoccio l’ho vòtato, Neve marzarola, Le mie parole per gli altri, Prima che il cuore impietri, ed il romanzo storico Una donna contro un re. Sue liriche sono apparse su molte riviste italiane e straniere e sono state tradotte in francese dal poeta Paul Courget.
Si interessa di teatro (testi e regìa) e di traduzioni.
Le poesie che segueno sono tratte dal libro Maruame (Ed. Cofine, 2005)
Le poesie di Rosangela Zoppi
L'orloggio a porverino
Orloggio a porverino, che nonna ce contava li minuti, pe coce l’ova toste o er semmolino, quann’ero regazzina. Da tant’anni oramai lei se n’è ita all’arberi pizzuti e tu, de vetro e rena, stai ancora qua che intigni a conservà er passato e lo costrigni a restà impriggionato drento a quel’ampollina smemorata, che, appena svorticata, ricomincia la conta a la sordina. Tu er tempo lo misuri a una maniera che nun te se fa giorno e manco sera. Pe te, che vivi sopr’a uno scaffale, tutto arimane uguale: sempre l’istesso orario, l’istesso calennario. Ma si ce penzo, in fonno, ciaccommuna un destino, perché, quanno sortimo da sto monno, noi pure addiventamo porverino.
orloggio a porverino, clessidra; se n’è ita all’arberi pizzuti, è morta; intigni, insisti; svorticata, rovesciata; sortimo, usciamo.
Er legno sarà quello de la cùnnola, indove ciò inzognato er bello de la vita che sbocciava, co sopra spennicato er sonarello che a bommercato me lo confermava. Appoggerò la testa su un cuscino de raso e de merletto aspettanno, coll’anzia d’un pupetto, un bacio zuccherino a pizzichetto. Cantata da una voce antica e pura, risentirò l’istessa ninna-nanna che scassava dar petto la paura. Ritroverò la luce ch’ho cercato per azzuppacce l’urtimo penziero, che s’aristrignerà in d’una parola, e m’addormenterò guardanno er cèlo, lontano da sta terra indò ho peccato.
cùnnola, culla; spennicato, pendente; sonarello, sonaglino per trastullare i neonati; a bommercato, a buon mercato; bacio a pizzichetto, bacio dato afferrando con dolcezza le guance del bambino con due dita; scassava, cancellava; azzuppacce, inzupparci; s’aristrignerà, si restringerà; indò, dove.
Abbasta er venticello d’un ricordo, appena un filo d’aria der passato e subbito aripija movimento la vecchia canoffiena de la vita, scontorta e aruzzonita, che co un lamento sordo m’arinfaccia le cose che ho scordato.