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Romanzo Meridionale




(luglio 2006)Romanzo Meridionale, di Sergio D’Amaro,
Premio Città di Vico del Gargano 2006, Edizioni Cofine, Roma, pp. 32, euro 5,00

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Romanzo meridionale si inserisce nel vivace filone della narrativa dell’emigrazione, con particolare riferimento alle memorie di coloro i quali, partendo dalle coste del mare pugliese (e garganico in ispecie) solcavano le acque dell’Oceano Atlantico, fino a quella “grande America” dove – come scrive l’autore – si favoleggia di “alberi d’oro” e di mari “di cristallo”. Il racconto, ampio e robusto nell’impostazione narrativa, mostra tutta la perizia e la maturità dell’autore, anche nella mescidanza di registro colto e registro popolare. Quest’ultimo è restituito attraverso frequenti incursioni nel dialetto dauno e, soprattutto, nell’inglese deformato degli emigranti.

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L'AUTORE                    

SERGIO D’AMARO (Rodi Garganico, FG, 1951) ha pubblicato testi di poesia, narrativa e saggistica, dedicandosi in particolare a Carlo Levi (per cui ha curato una monografia, un carteggio, alcuni convegni e una biografia, coll. G. De Donato, Un torinese del Sud, Baldini & Castoldi, 2001; 20052).

Collabora ad alcune riviste letterarie e alla pagina culturale de “La Gazzetta del Mezzogiorno”.

Tra i titoli più importanti: Il ponte di Heidelberg (Tracce, 1990), Canti del Tavoliere (Schena, 2003), Beatles (Caramanica, 2004), Terra dei passati destini (Manni, 2005), Da una sponda all’altra (Schena, 2006).

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DAL LIBRO                   


[...] Voleva sfuggire alle reti tese in terra e in mare, che avrebbero potuto soffocarlo e ridurlo ad attendere per tutta la vita un piccolo pezzo di speranza. Voleva scappare, correre lontano, sfidare l’onda che ti riporta a riva e ti rigurgita verso un mondo di miserabili certezze. Così era Libero quand’io lo conobbi e mi confessò nel suo appassionato, rozzo linguaggio il segreto che portava da sempre addosso: tentare l’America dopo aver messo da parte con scrupolosa parsimonia ben duecentocinquanta lire.
— Portami con te, Isidoro, portami nella grande America, dove vedrò gli alberi d’oro e il mare di cristallo. Quando sarò ricco ti ripagherò, ti farò un calesse con le tue iniziali sui fianchi della cassa.
— Lo sa Colina – rispondevo io – che tu hai questa passione? E verrebbe con te, una donna vissuta sempre tra quattro pareti e tre figli da crescere? E se tu morissi in America, chi salverebbe questa tua casa?
Ma Libero non sentiva. Libero aveva il destino da un’altra parte e apparteneva a quella specie di uomini che non smettono di guardarsi allo specchio e di trovarsi brutti. [...]

È naturale che Libero riflettesse a queste mie parole, ma non sembrava più di tanto scosso.
— Voglio andare in America. Mio padre ha tentato la costa di fronte, io devo andare più lontano, non voglio fare la fine di Fausto e Benigno.
— Hai un bel giardino, costruito sulle vigne di Vaccarizzo che diede vino abbondante al barone Torano.